Lapo che lascia in divieto di sosta la Ferrari mimetica con il simbolo pacifista sul parafango,
Lapo che si perde per Londra e invece di usare il Gps o chiedere lumi ai passanti assolda un taxi e lo segue fino a destinazione,
Lapo in abito azzurro che segue dalla tribuna Napoli-Chelsea,
Lapo con il loft milanese svaligiato dai ladri,
Lapo che ferma il tram con il Suv mimetico parcheggiato sulle rotaie,
Lapo in felpa Fiat e Borsalino,
Lapo che si sfila i mocassini foderati di peluche,
Lapo che marchia la 500 con il logo di Gucci e personalizza le Ferrari con l’interno di cashmere,
Lapo sulla barca del nonno con la t-shirt «libertà o morte»,
Lapo in pantaloni coi graffiti,
Lapo che porta gli abiti gessati del nonno con le scarpe da ginnastica verdi,
Lapo in costume da bagno con la mappa dei tatuaggi pubblicata dai magazine,
Lapo con la Maserati Gran Turismo nero pece lasciata sulle strisce,
Lapo che ruba palla a un giocatore durante una partita di basket Nba a Los Angeles fermando il gioco e finendo sulla Cnn ,
Lapo alto sei piani a torso nudo nella pubblicità di una radio.
Ho atteso davvero tanto tempo l’uscita di questo romanzo, poi succede una sera che per ripararti dal freddo aspettando una persona a Moscova decidi di entrare in una libreria (Utopia) e di trovartelo davanti. Eccolo, il nuovo, attesissimo (da me, dopo il meraviglioso Persecuzione) romanzo di Alessandro Piperno.
Sono a pagina 23 ma so già non mi deluderà.
Mi sono spesso chiesta come mai Persecuzione non abbia venduto tanto ma oggi sono d’accordo con quanto scritto da Gad Lerner
Sapevamo già che la scrittura di Piperno ha una marcia in più, troneggia sulla media della narrativa italiana. Mi odierà se aggiungo che il mancato boom di vendite di “Persecuzione”, contrariamente ai pronostici, ha deposto bene nel consacrarlo fra i romanzieri solidi e duraturi, piuttosto che fra gli scodellatori di bestseller.












