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Vedere alla luce del giorno

La vita ai tempi della tecnologia. Leggo su twitter che se compro IL, il magazine del Sole 24 Ore, posso trovare una recensione di Piperno, uno dei miei scrittori preferiti, su Canada di Richard Ford, libro bellissimo di cui ho scritto anche poco tempo fa. Cmq ieri recupero l’edicola, scopro che un magazine costa 50 centesimi (? fico!) e vado diretta a pagina 138-139.

E grazie a Piperno voglio ri-appuntare una bellissima frase e cercare di assimilarla meglio, quando il cervello se ne parte per quei viaggi stupidi.

Per molti anni Dell Pearson, meditando su quel che ha cercato di inculcare nel corso degli anni ai suoi studenti, dice: “Li invito a non cercare troppo accanitamente significati nascosti e opposti - anche in quello che leggono -  ma a guardare nel modo più diretto possibile le cose che posso vedere alla luce del giorno. Nel processo di spiegare a te stesso le cose che vedi, riuscirai sempre a trovare un senso e a imparare ad accettare il mondo”.

VOI SIETE A LIVELLO DEI PITECANTROPI: LA BRUTALITÀ FATTA FORZA BRUTA, VOI NON VEDETE LE COSE DALL’ALTO VOI SIETE ANCORATI A TERRA COME LE NAVI CON LE ANCORE VOI NON VOLATE PERCHÉ NON AVETE LE ALI, VOI SIETE LÌ, LA MUSICA REGGAE, SIETE A QUEL LIVELLO LÌ.Così parlò Gamalero, il nostro professore di matematica al liceo, che tra l’altro ci disse: VOI AVETE LA PROSOPOPEA NEL CERVELLO E LA MALEDUCAZIONE NEL SANGUE.Che bello quando qualcuno arriva 20 anni dopo e ti riesuma un inedito giornalino di classe chiamato Quinta A.

VOI SIETE A LIVELLO DEI PITECANTROPI: LA BRUTALITÀ FATTA FORZA BRUTA, VOI NON VEDETE LE COSE DALL’ALTO VOI SIETE ANCORATI A TERRA COME LE NAVI CON LE ANCORE VOI NON VOLATE PERCHÉ NON AVETE LE ALI, VOI SIETE LÌ, LA MUSICA REGGAE, SIETE A QUEL LIVELLO LÌ.

Così parlò Gamalero, il nostro professore di matematica al liceo, che tra l’altro ci disse: VOI AVETE LA PROSOPOPEA NEL CERVELLO E LA MALEDUCAZIONE NEL SANGUE.

Che bello quando qualcuno arriva 20 anni dopo e ti riesuma un inedito giornalino di classe chiamato Quinta A.

Canada è uno di quei libri in cui alla fine rallenti perché sai che ti dispiacerà lasciare quelle pagine (quei pixel dovrei dovrei dire o quel che sono avendolo letto sul Kindle).Maestoso e importante, sicuramente è uno di quei libri destinati a lasciare un segno in me. Come Garp, Frank McCourt. Quei libri in cui ti immergi: loro ti danno sensazioni e ricordi mentre tu versi lacrime e pensieri.Canada è un libro che sottolineeresti continuamente e che riempiresti di orecchie, per tornare lì un giorno e riscoprire che Saskatchewan significa “il fiume che scorre rapidamente” e che “la vita che ci passano è vuota, tocco a noi metterci dentro la parte della felicità”.Ma se dovessi scegliere tra le tantissime parole che ho evidenziato, il mio ritaglio andrebbe su un passaggio sulla solitudine, che ho imparato a scoprire da piccola (quando passavo ore chiusa nell’armadio bianco in mezzo ai vestiti), che tanto ho temuto sempre e che mi accompagna talvolta ancora oggi, nonostante un mare di affetti, veri, che sento continuamente accanto a me (“la FA-MI-GLIA”, anzi le famiglie di cui faccio parte non essendo ancora stata capace, brava, docile, fortunata chissà per farne una mia).


Richard Ford, posizione 215 (bye bye pagine!):La solitudine, ho letto, è come fare una lunga coda in attesa di arrivare allo sportello dove hanno promesso che succederà qualcosa di buono. Solo che la coda non si muove mai, e gli altri ti passano davanti, e lo sportello, il posto dove vuoi arrivare, è sempre più lontano, finché perdi la speranza che abbia qualcosa da offrirti.

Canada è uno di quei libri in cui alla fine rallenti perché sai che ti dispiacerà lasciare quelle pagine (quei pixel dovrei dovrei dire o quel che sono avendolo letto sul Kindle).
Maestoso e importante, sicuramente è uno di quei libri destinati a lasciare un segno in me. Come Garp, Frank McCourt.
Quei libri in cui ti immergi: loro ti danno sensazioni e ricordi mentre tu versi lacrime e pensieri.
Canada è un libro che sottolineeresti continuamente e che riempiresti di orecchie, per tornare lì un giorno e riscoprire che Saskatchewan significa “il fiume che scorre rapidamente” e che “la vita che ci passano è vuota, tocco a noi metterci dentro la parte della felicità”.

Ma se dovessi scegliere tra le tantissime parole che ho evidenziato, il mio ritaglio andrebbe su un passaggio sulla solitudine, che ho imparato a scoprire da piccola (quando passavo ore chiusa nell’armadio bianco in mezzo ai vestiti), che tanto ho temuto sempre e che mi accompagna talvolta ancora oggi, nonostante un mare di affetti, veri, che sento continuamente accanto a me (“la FA-MI-GLIA”, anzi le famiglie di cui faccio parte non essendo ancora stata capace, brava, docile, fortunata chissà per farne una mia).

Richard Ford, posizione 215 (bye bye pagine!):
La solitudine, ho letto, è come fare una lunga coda in attesa di arrivare allo sportello dove hanno promesso che succederà qualcosa di buono. Solo che la coda non si muove mai, e gli altri ti passano davanti, e lo sportello, il posto dove vuoi arrivare, è sempre più lontano, finché perdi la speranza che abbia qualcosa da offrirti.

Parole un po’ a caso ma che erano lì che ci tenevano ad uscire e alla fine sono uscite. Non so se l’amore dura 3 anni ma so che dopo 3 anni in cui finisce un grande amore si può ricominciare a stare bene e quando dico bene dico veramente bene, mettendo te stessa al centro della tua vita senza trascurare incontri, amicizie, interessi. Penso che questa mia trasformazione sia evidente sono contenta di stare finalmente così. Anche le cose che a volte sembrano impossibili a volte succedono. A settembre, al matrimonio di Valentina e Francesco per esempio ho perso un anello, piccolissimo in un parco enorme. Non pensavo mai più che lo ritrovassero invece zan, è ricomparso, e proprio l’altra sera ci siamo rivisti e l’ho rimesso al dito. Cose perdute che tornano a splendere. Un sorriso, la serenità nell’accettazione del proprio stato lasciando perdere il giudizio degli altri. Il tempo, mannaggia scappa, mi sfugge, mi divido tra lavoro e mille cose da fare, la primavera mi sta svegliando e ho sempre un debito di sonno! Per fortuna ci sono i weekend in cui posso dormire tantissime ore. Ma anche leggere e andare al cinema e ridermela con le charlatans. Prendere un baco del tuo nuovo telefonino come un’opportunità e un eh vabbè che sarà mai, benvenuta sottile linea azzurra.

Parole un po’ a caso ma che erano lì che ci tenevano ad uscire e alla fine sono uscite. Non so se l’amore dura 3 anni ma so che dopo 3 anni in cui finisce un grande amore si può ricominciare a stare bene e quando dico bene dico veramente bene, mettendo te stessa al centro della tua vita senza trascurare incontri, amicizie, interessi. Penso che questa mia trasformazione sia evidente sono contenta di stare finalmente così. Anche le cose che a volte sembrano impossibili a volte succedono. A settembre, al matrimonio di Valentina e Francesco per esempio ho perso un anello, piccolissimo in un parco enorme. Non pensavo mai più che lo ritrovassero invece zan, è ricomparso, e proprio l’altra sera ci siamo rivisti e l’ho rimesso al dito. Cose perdute che tornano a splendere. Un sorriso, la serenità nell’accettazione del proprio stato lasciando perdere il giudizio degli altri. Il tempo, mannaggia scappa, mi sfugge, mi divido tra lavoro e mille cose da fare, la primavera mi sta svegliando e ho sempre un debito di sonno! Per fortuna ci sono i weekend in cui posso dormire tantissime ore. Ma anche leggere e andare al cinema e ridermela con le charlatans. Prendere un baco del tuo nuovo telefonino come un’opportunità e un eh vabbè che sarà mai, benvenuta sottile linea azzurra.

Dei 12 proponimenti del 2012

Ho cercato (e trovato anche in tempi relativamente veloci) il quadernetto su cui mi ero appuntata, il primo gennaio, i 12 proponimenti per il 2012.

Eccoli, con i relativi commenti

1. Innamorarmi follemente ricambiata
Forse è successo, intendo successo ricambiata e anche se è durato poco ricordo ancora tutta l’euforia e felicità che solo l’amore sa darti. Quel sentirmi come dentro un film di Moccia (che non ho visto ma mi immagino), quel mandare uno scemo sms alla mamma con scritto “sono felice, questo me lo sposo” (lei lo sa che non le scrivo praticamente mai), quella paginetta web che diceva al mondo “al mio amore” dove quell’amore ero io. Poi qualcosa è cambiato, e quando l’amore non è ricambiato o non è abbastanza forte si affievolisce e si spegne. Forse semplicemente non dovevamo incontrarci di nuovo ad un festival chiamato Collisioni, forse semplicemente non eravamo fatti per l’amore, spesso penso che non ci sia dato sufficiente tempo per conoscerci, sicuramente non ero pronta per sentirmi dire “non sono innamorato di te”. Forse il prossimo anno scriverò: “amare follemente ricambiata”.

2. Viaggio Arizona-Argentina-Brasile-Coast to Coast-Grecia, uno di questi qua
Zero. Obiettivo fallito, ma sono stata in Canada in primavera, a Capo Verde in estate e andrò in Marocco per capodanno. Direi che non mi posso lamentare. Dei paesi qui sopra mi è mancata la Grecia.

3. Non tornare più al paesello
I love Santo Stefano, come ha detto Mika. Amo il mio paese, i miei amici del paese, non solo Stina che vedo spesso ed è come una sorella, ma anche Pierlo, Angela, Abba, Andrea, Juzzo, Monica (anche se è in Cina), Cita, Ernesto, il bar Roma, la mia banca. Tutti loro, ma anche soprattutto la mia famiglia, i miei genitori e mio fratello.  Ma tornare al paesello così ora, con tutti loro che hanno una famiglia mentre io ancora non posso dirlo, mi fa venire il magone. Quindi preferisco starmene qui. 
Obiettivo però fallito, perché sono tornata: per il matrimonio di Cita, per quello di Monica, per un pranzo poche settimane fa. E perché sono felice di tornare per Natale.

4. Cambiare motorino
Il 29 gennaio, proprio mentre compivo 36 anni a Torino, qualche male intenzionato mi ha rubato la scassona lasciata in stazione a Garibaldi, quindi obiettivo ottenuto! Ho sostituito la scassona con un altro liberty 50 nero finalmente omologato per portare un passeggero, che ho nuovamente kittato con parabris, copertina e guantoni tipo da forno zebrati. Super!

5. Una cena da ricordare
All’Incoronata. Fosse stata una giornata da ricordare avrei detto quella a Fogo con Chiara, uno dei giorni in cui mi sono sentita meglio in vita mia.

6. La cabina armadio
Olè! Fatta e finita da alcune settimane, ha trasformato il mio modo di vivere la casa, se prima la camera principale era il salotto, ora è diventata la camera da letto. Qui ormai mi rifugio quando torno dal lavoro e dove mi sento davvero a casa.
Grazie Luca e Elisa.

7. Amarmi moltissimo di più
Mmmm ho sempre fatto piuttosto fatica e devo dire volersi bene è la cosa più semplice più difficile da realizzare al mondo! Sicuramente sono più consapevole di quello che voglio e di quello che non voglio. Non ho più paura a stare a casa da sola il weekend senza avere pianificato nulla. Non sono più ossessionata da tante cose (ok ancora un po’ dalle Golf nere ;)), sono più serena. Forse è un passo.

8. Dimagrire
Fallito. Ma ci ripenseremo a gennaio.

9. Correre la maratona di Milano staffetta
Obiettivo ottenuto! Ho corso con i colleghi in una giornata piovosa, in cui ero zero allenata, ho fatto una fatica immensa e che mi ha fatto decidere di smettere di correre. Ma è stata una bella giornata.

10. Stare bene come nel 2011
Secondo Patrizia nel 2011 non ero affatto stata così bene, forse dicevo di salute. Se dicevo di salute sì, non ho avuto grandi acciacchi. Se dicevo per il resto anche, alla fine non posso lamentarmi.

11. Collezionare più arte contemporanea
Ho comprato il mio primo quadro di Valerio Berruti, ho conosciuto Spider, ho comprato uno Scarabottolo. Ho preso un altro bellissimo pezzo del teatro della Tosse dei discepoli di Luzzati. Ho anche una dedica di Silvio Giordano! Anche qui direi obiettivo raggiunto.

12. Non tagliare i capelli
Fallito. Una sera di qualche mese fa ho pensato di farlo. Alla mattina vado allo specchio, prendo le forbici e via un bel 10 cm.  


7/12 non male. E se la profezia dei Maya non seppellisce la montagna di sogni che ho in serbo, tra poco sarò pronta a scrivere i 13 proponimenti per il 2013.

Moonrise Kingdom - Una fuga d’amore è un film diretto dal regista Wes Anderson. Di lui so che ha diretto anche i Tenenbaume altri film molto colorati con personaggi un po’ strambi. So anche che ha un fratello gemello che si occupa di trovare tutte quelle cosine cosy di cui ha riempito il film.Anche Susy e Sam sono un po’ strambi, per questo mi sono piaciuti molto. Nei loro costumi da uccello mi sembravano un po’ i protagonisti amorosi di un altro bellissimo film “Eagle vs Shark”. 
Definirei questo film una somma di istantanee Instagram con una superba colonna sonora e un bravo Bruce Willis. Di questo film ho amato la dolcezza delle lettere d’amore tra Susy e Sam, il racoon appiccicato sulle magliette scout, l’ocra che si sa è il mio colore preferito ed è un po’ il colore di tutto il film. E poi i paesaggi che mi ricordavano tanto il parco Algonquin ad ottobre di tanti anni fa e ancora il buffo bagaglio di lei, fatto di libri e musica e scarpe della domenica, del piccolo gatto e del binocolo che ha i poteri magici.Di questo film non ho amato la pioggia e i fulmini, il cane che muore, lo scout cattivo, l’estetica troppo commodore, quel vecchio con il cappotto rosso, la tresca tra la mamma e Bruce.
Premettendo che dall’alto del mio limitatissimo parere darei una bella manciata di Oscar ad Argo, me ne terrei da parte uno per Bruce Willis e barra o Edward Norton, che non è più quel gran belloccio di Fight Club ma che nelle vesti di Ruda-Capo Scout fa ancora la sua figura.

Moonrise Kingdom - Una fuga d’amore è un film diretto dal regista Wes Anderson. Di lui so che ha diretto anche i Tenenbaume altri film molto colorati con personaggi un po’ strambi.
So anche che ha un fratello gemello che si occupa di trovare tutte quelle cosine cosy di cui ha riempito il film.

Anche Susy e Sam sono un po’ strambi, per questo mi sono piaciuti molto. 
Nei loro costumi da uccello mi sembravano un po’ i protagonisti amorosi di un altro bellissimo film “Eagle vs Shark”. 

Definirei questo film una somma di istantanee Instagram con una superba colonna sonora e un bravo Bruce Willis.
Di questo film ho amato la dolcezza delle lettere d’amore tra Susy e Sam, il racoon appiccicato sulle magliette scout, l’ocra che si sa è il mio colore preferito ed è un po’ il colore di tutto il film.
E poi i paesaggi che mi ricordavano tanto il parco Algonquin ad ottobre di tanti anni fa e ancora il buffo bagaglio di lei, fatto di libri e musica e scarpe della domenica, del piccolo gatto e del binocolo che ha i poteri magici.
Di questo film non ho amato la pioggia e i fulmini, il cane che muore, lo scout cattivo, l’estetica troppo commodore, quel vecchio con il cappotto rosso, la tresca tra la mamma e Bruce.

Premettendo che dall’alto del mio limitatissimo parere darei una bella manciata di Oscar ad Argo, me ne terrei da parte uno per Bruce Willis e barra o Edward Norton, che non è più quel gran belloccio di Fight Club ma che nelle vesti di Ruda-Capo Scout fa ancora la sua figura.

Qualche appunto e qualche indirizzo veloce su Genova visitata in questo weekend lungo: è la mia città universitaria, per questo ha e sempre avrà un posto speciale nel mio cuore.
come una vecchia nostalgica ho voluto ricercare tutti quei pochi posti che ho frequentato nelle lunghe passeggiate tra casa, via Balbi (sede dell’università, per altro il palazzo in cui mi sono laureata 13 anni fa è tornato agli antichi splendori, mentre volevo fare un salto all’aula M ma era in corso una lezione ;)) e la biblioteca Berio (prima in piazza de Ferrari, poi nella nuova sede)
alloggiamento trovato su Booking (conosciuto meglio grazie al consiglio di Massimo): locanda di palazzo Cicala, in centro che + centro non si può (piazza San Lorenzo). Altissimo livello prezzo ottimo.
mangiare: è stato bello tornare da Maria (vico Testadoro 14 attaccato a Piazza Fontane Marose, da lunedì a sabato a pranzo, sabato sera e domenica chiuso), un posto che ha segnato qualcosa di importante e che è rimasto, pur senza Maria, praticamente tale e quale. Ti resta addosso persino l’odore, quello stesso odore di cibo di allora.Per cena segnalo Ugo (via dei Giustiniani 86 rosso), posto consigliato dalla mia amica Laura, i calamari in umido erano buonissimi. Buone anche le cantine Squaciafico.
mi ha emozionato rivedere quella scritta MORETTI ancora lì, nei vicoli e andare a bere qualcosa alla sera e scoprire gli stessi giovani che eravamo ancora lì a divertirsi fregandosene delle rogne del futuro.
weekend lungo anche con una nota culturale a palazzo Ducale. La mostra di Mirò è ben curata, idem quella fotografica di McCurry; per entrambe è inclusa l’audioguida nel biglietto d’ingresso, molto istruttiva.
fino al 24 al teatro della Tosse c’è il mercatino di San Porfirio dove si possono comprare gli oggetti d’arte del laboratorio del teatro. Un omaggio a Lele Luzzati molto bello.
abbiamo percorso via XX e poi deviato verso l’Orientale (un mercato che ha qualcosa di magico sempre) e poi da lì verso via San Vincenzo scoprendo nuove vecchie botteghe, dall’arrotino alla profumeria di nicchia.
sono entrata in una galleria d’arte che avevo visto un milione di volte senza apprezzare abbastanza: il Vicolo.
ci sono tantissime vie che amo di Genova ma se mi chiedessero di scegliere direi ora come tanti anni fa Caricamento
le scritte sui muri dei vicoli sono molto divertenti
camminando freddolosamente e frettolosamente ieri sono passata davanti ad una vetrina di un negozio di modernariato bellissimo: si chiama âgé. Da tornarci.

Qualche appunto e qualche indirizzo veloce su Genova visitata in questo weekend lungo: è la mia città universitaria, per questo ha e sempre avrà un posto speciale nel mio cuore.

  • come una vecchia nostalgica ho voluto ricercare tutti quei pochi posti che ho frequentato nelle lunghe passeggiate tra casa, via Balbi (sede dell’università, per altro il palazzo in cui mi sono laureata 13 anni fa è tornato agli antichi splendori, mentre volevo fare un salto all’aula M ma era in corso una lezione ;)) e la biblioteca Berio (prima in piazza de Ferrari, poi nella nuova sede)
  • alloggiamento trovato su Booking (conosciuto meglio grazie al consiglio di Massimo): locanda di palazzo Cicala, in centro che + centro non si può (piazza San Lorenzo). Altissimo livello prezzo ottimo.
  • mangiare: è stato bello tornare da Maria (vico Testadoro 14 attaccato a Piazza Fontane Marose, da lunedì a sabato a pranzo, sabato sera e domenica chiuso), un posto che ha segnato qualcosa di importante e che è rimasto, pur senza Maria, praticamente tale e quale. Ti resta addosso persino l’odore, quello stesso odore di cibo di allora.
    Per cena segnalo Ugo (via dei Giustiniani 86 rosso), posto consigliato dalla mia amica Laura, i calamari in umido erano buonissimi. Buone anche le cantine Squaciafico.
  • mi ha emozionato rivedere quella scritta MORETTI ancora lì, nei vicoli e andare a bere qualcosa alla sera e scoprire gli stessi giovani che eravamo ancora lì a divertirsi fregandosene delle rogne del futuro.
  • weekend lungo anche con una nota culturale a palazzo Ducale. La mostra di Mirò è ben curata, idem quella fotografica di McCurry; per entrambe è inclusa l’audioguida nel biglietto d’ingresso, molto istruttiva.
  • fino al 24 al teatro della Tosse c’è il mercatino di San Porfirio dove si possono comprare gli oggetti d’arte del laboratorio del teatro. Un omaggio a Lele Luzzati molto bello.
  • abbiamo percorso via XX e poi deviato verso l’Orientale (un mercato che ha qualcosa di magico sempre) e poi da lì verso via San Vincenzo scoprendo nuove vecchie botteghe, dall’arrotino alla profumeria di nicchia.
  • sono entrata in una galleria d’arte che avevo visto un milione di volte senza apprezzare abbastanza: il Vicolo.
  • ci sono tantissime vie che amo di Genova ma se mi chiedessero di scegliere direi ora come tanti anni fa Caricamento
  • le scritte sui muri dei vicoli sono molto divertenti
  • camminando freddolosamente e frettolosamente ieri sono passata davanti ad una vetrina di un negozio di modernariato bellissimo: si chiama âgé. Da tornarci.
How long was thirty days? It was turning out to be a little bit longer than say, for example, the day after tomorrow. Outside there was no time, no hours. Just alive, or not alive, or… bird. Now there was this new thing. Waiting, waiting for them to come get me. Waiting for my real life to begin. I learned to count the seconds. Now, now, now
Pensierini, come se oggi fossi Paw Paw.

Solo il cielo avrò sopra di me

Serata all’insegna della cabina armadio, devo dire un grazie enorme ad Elisa e Luca, sono proprio contenta del risultato ora che la vedo tutta colorata piena di vestiti (e anche ancora stranamente un po’ vuota significa che è proprio quello che volevo).
Ascolto Malika Ayane su Radio 2, nel frattempo ho cambiato la disposizione del letto, insomma da domani mi sveglierò in modo diverso, guardando la nuova Milano.
Sono stanca, questo novembre è stato così strano e così veloce. Un po’ triste anche.  

Home sweet home - due anni dopo

Due anni fa oggi era una giornata di pioggia. Due anni fa è cominciata la mia vita da grande, anche se forse ero già abbastanza grande per diventare grande.
Ognuno hai i suoi tempi d’altronde.
Quel giorno di due anni fa, in quel di Porlezza - quasi Sguizzera - di fronte ad un notaio strabico, ai miei genitori, al simpatico Airaghi (simpatico come un riccio nelle mutande si intende) e al direttore della Banca d’Alba filiale di Santo Stefano Belbo, mi esercitavo in una serie di firme, indebitandomi qua e là e diventando proprietaria della mia prima casa. 

Ricordo ancora tutto di quella giornata: l’emozione di aprire il cancello automatico ed entrare in cortile con la macchina (allora si poteva ancora fare) per salire un attimo e aprire la porta della mia casa, il ritorno in via Procaccini e una cena a base di tartufo e vino con Valeria. Indimenticabile.

Sembra che metà novembre mi riservi sempre dei momenti importati, un anno fa ieri cominciavo a lavorare in Autogrill, due anni fa oggi entravo nella mia casa, la mia casetta nuova che tra poco avrà una nuova luccicante cabina armadio.  

Il complemento irrinunciabile per mia prossima cabina armadio si chiama Alex.Sono molto fiera del risultato finale perché era la prima volta che mi cimentavo nel mondo Ikea, quello vero, fatto di istruzioni, brugole, viti che non finiscono mai e qualcosa che alla fine avanza sempre (inspiegabilmente!!).Ce l’ho fatta ce l’ho fatta!! E tutto da sola :)) Con questo posso andare tutta tronfia a finire il libro e poi a nanna. 

Il complemento irrinunciabile per mia prossima cabina armadio si chiama Alex.
Sono molto fiera del risultato finale perché era la prima volta che mi cimentavo nel mondo Ikea, quello vero, fatto di istruzioni, brugole, viti che non finiscono mai e qualcosa che alla fine avanza sempre (inspiegabilmente!!).
Ce l’ho fatta ce l’ho fatta!! E tutto da sola :)) Con questo posso andare tutta tronfia a finire il libro e poi a nanna. 

Agli incontri inaspettati mentre sei seduto su una panchina, agli amici e al calore che mi stanno dando, da Torino al Canada passando per Firenze e per Milano facendo una doverosa sosta all’Autogrill (dove veramente ho trovato non solo delle colleghe ma molto molto di più).Alle canzoni, ai libri, a questo sole che anche se fa freddo scalda, a mio fratello Alessandro. Gioia di vivere, gioia di vivere, che il tempo passa e non voglio più sprecarne!

Agli incontri inaspettati mentre sei seduto su una panchina, agli amici e al calore che mi stanno dando, da Torino al Canada passando per Firenze e per Milano facendo una doverosa sosta all’Autogrill (dove veramente ho trovato non solo delle colleghe ma molto molto di più).
Alle canzoni, ai libri, a questo sole che anche se fa freddo scalda, a mio fratello Alessandro. Gioia di vivere, gioia di vivere, che il tempo passa e non voglio più sprecarne!

Un forte rumore di niente

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È l’empasse dell’arte moderna: siamo ostaggio di un manipolo di deficienti che decide cosa ci piace e cosa no… e nessuno ha il coraggio di dissentire perché altrimenti viene stigmatizzato come il cretino che non capisce niente. È un sistema perverso che tende solamente alla propria autoconservazione. (il mio amico Tiziano) 

Per questo la gente - mi includo -parlando di cinema, teatro, musica, letteratura eccetera, tende a dare giudizi sommari (“bello”, “medio”, “insomma”) senza mai aggiungere che si tratta di un parere proprio.
E per questo da ora dirò anche io “mi è piaciuto” - “non mi è piaciuto”, fregandomene un po’ di esperti, radical chic e il resto del manipolo.

A proposito di qui e ora

Il 26 luglio, mio papà scriveva questo bellissimo post sulla sua “bacheca espositiva” (tengo a precisare che la definizione virgolettata è di Patrizia Gatta)

Sul Corriere di ieri mercoledì a pag 27 Roberto Cavalli rivela una avventura giovanile con una turista australiana; si incontrano, si infiammano, poi lei se ne va. Lui la cerca disperato per mezzo mondo, la ritrova si reincontrano:

Durante quel tempo di separazione, avevamo ripensato con struggimento al ns primo incontro, ma certi incanti sono irripetibili. In realtà eravamo due estranei. Questa storia mi ha insegnato che il passato va rispettato e lasciato riposare, non bisogna mai disturbarlo.

Ecco, in questa serata umida e calda, silenziosa e quasi soffocante, nella mia prima serata dopo tantissimo tempo in cui mi trovo da sola in casa, ripenso a questo piccolo aneddoto raccontato da Cavalli e alla chiacchierata con Mara di questa sera.