Twitta la notizia. Solo un pensierino. Un altro post scomodo.
Sabato notte, come molti residenti nel nord Italia, sono stata svegliata dalla scossa di terremoto. Ero con Patrizia, non ci siamo neppure alzate dal letto, ho acceso la lucina, controllato twitter (per avere certezza che fosse successo davvero) e dopo una brevissima consultazione (torniamo a dormire o scendiamo) abbiamo deciso di tornare a dormire.
Quello che mi ha stupito però è stata la corsa dei bloggerz a twittare l’accaduto, con un crescendo di stupore e angoscia che mi hanno portato a riflettere.
Una persona ha twittato qualcosa tipo: “ora capirete la portata di Twitter”, un’altra “il tg1 non sa che dire se non leggere i Twits”.
E quindi, mi sono chiesta? Cui prodest? Twitter non è altro che l’ennesima bacheca espositiva dove condividere ed amplificare le proprie emozioni.
Vado su twitter per avere certezza che qualcosa sia successo ma la eco che si riproduce non mi dà nessuna informazione aggiuntiva ponendomi però di fronte a qualche dubbio.
Mi chiedo infatti se questo “volerci essere a tutti i costi”, voler condividere il proprio dramma (“l’ho sentito”, “l’ho vissuto”, “sono terrorizzato”, “sono presente”, “documento”, “immortalo”) non sminuisca un po’ la portata stessa dell’avvenimento.
In che senso? Molto banalmente e personalmente tendo un po’ a sottostimare l’evento perché raccontato con troppa enfasi, un’enfasi da telecamera e da ricerca della prima pagina, un’enfasi così esagerata da non essere più credibile.
Ecco, come questa foto. Che non mi dice niente se non che mi sembra così in posa come uno scoop di Corona su Novella 2000.
In questo turbinio di aerei, parole, paranoie, amici, fretta e cose, mi piace quando posso permettermi un po’ di relax nel letto prima di cominciare la giornata. Cercavo una bella canzone per cominciare questa giornata. L’ho trovata.
L’intuizione
Un’altra giornata iniziata prestissimo, nonostante beva meno caffè al lavoro sono parimenti molto inquieta: ma amo vedere il giorno che nasce, la luce che si staglia sul palazzo di fronte regalandogli tonalità abbronzate, sentire gli uccellini sul tetto. Insomma, il giorno riesce ancora a sorprendermi.
Stamattina ho finito il libro di Gramellini, iniziato lunedì di pasquetta su un prato a Chieri, proseguito su un treno verso Milano con Massimo accanto, finito qui in casa, poco fa. “Fai bei sogni” è un romanzo che credo non avrei mai comprato, titolo troppo buonista, romanzo da mammolette ho pensato, ma domenica sono arrivata da Chiara con il saggio di Calabresi (Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro) quasi finito chiedendole se avesse qualcosa da prestarmi. Ed eccomi qui, quindi, piena di sensazioni che forse non avrei mai provato, se solo non avessi deciso di dire massì, proviamoci.
Ho trovato un libro che scalda il cuore, che accompagna dolori e paure che tutti abbiamo. Dolore per la perdita di qualcuno e paura dell’abbandono, paura di farsi male, paura che ti impedisce di vivere e ti fa barricare dietro dei nascondigli, pensando di sapere a priori cosa sia veramente giusto o veramente sbagliato (ogni riferimento a cose, persone o fatti non è puramente casuale). Bingo proprio.
Voglio abbandonarmi a questa nuova giornata con questo stralcio, pagina 196.
L’intuizione ci rivela di continuo chi siamo.
Ma restiamo insensibili alla voce degli dei, coprendola
con il ticchettio dei pensieri e il frastuono delle emozioni.
Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere.
Completamente vivi.
Quando sono un po’ pensierosa, quando devo riordinare le idee e quando devo concentrarmi, spesso mi metto a fare origami: “quando le mani sono occupate il cuore è sereno”, o almeno ci prova.
E proprio tenendo in mano la carta proprio stasera mi è venuto da pensare alla magia nel creare, ai passaggi che fai fare al foglietto con le mani, a quei momenti in cui apri, chiudi, pieghi, riapri e non ti spieghi perché devi aprire e poi richiudere, girare e poi ripiegare. Ti guida solo una certezza, che alla fine te lo ritroverai lì, il tuo cigno, bello e tronfio, pronto a folleggiare volando in mezzo ad altri.
viaggi e miraggi
“Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente,
ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria”.
Non so, in mezzo a questo bel sole, questo bel giallo e questo bel blu, avrei proprio voglia di partire.
Ad Alessandro, my beloved bro turns 28!
Certo che un po’ mi manca qui a Milano, l’idea di poterlo incontrare per caso in motorino al semaforo, di parlare un po’ di più ogni tanto :)
Ma un po’ gli invidio l’avere abbandonato l’amministrazione, la finanza e il controllo nella frenetica vita metropolitana per tornare ad abbracciare il Piemonte nelle vesti di commercialista addestratore di cani tra quelle belle colline verdi.
Strano questo viaggio in Sicilia. Patrizia prima mi diceva ” ti sei riappacificata con questa terra”. Forse sì o forse lo ero già. Mi fa un certo effetto ritrovare Catania, Ortigia, Noto, Vendicari e Marzamemi che avevo conosciuto in un frenetico viaggio con Angela, Giovanni e Daniele in un agosto di qualche anno fa, ora, con questo clima che sembra primavera, la terra tutta verde e non arsa dal sole, così silenziosa e vuota. Essere in vacanza in questa settimana è quasi un lusso e sono felice di poterne godere. Non so come farò a tornare al freddo e a dire arrivederci alla ricotta dolce, allo zenzero candito, al tonno di Campisi mangiato come aperitivo per strada, al sole preso dalla panchina a mezzogiorno, alle margherite fiorite ma soprattutto a Emy Quarrella di Ortigia, milanese che 10 anni fa ha scelto di cambiare vita e venire a lavorare qui. L’ho conosciuta per caso, anche se lei stessa dice che niente succede per caso, googlolando “estetista ortigia”.
Esorcicciamo :)
Ho viaggiato nel freddo
Senza volto senza età
Pilotando un
Corpo senza guida a Istanbul,
Istanbul
Istanbul baluardo sacro per
L’incrocio delle razze degli uomini brucerà
Ieri abbiamo preso il biglietto aereo, oggi bloccato l’appartamento (Airbnb ovviamente :)), tra poco si parte. Bizzarro che la mia amica Marianna un anno e qualcosa fa mi presenti Mariarosa: appuntamento in una vineria zona est, di quella sera ho un solo ricordo ovvero di un pianto lunghissimo, Mariarosa mi avrà presa per pazza. In questo anno e passa io e Mariarosa siamo diventate amiche, spesso penso che fosse abbastanza ovvio diventarlo, visto che Mariarosa e Marianna sono nate anche lo stesso giorno, l’8 ottobre. Cacofonico. Ma questo per dire cosa, come avrebbe detto Paolo Albert qualche anno fa? Per dire che tra poco Marò (perché solo nella mail è Mariarosa, per gli altri è Marò) ed io partiremo per Istanbul. Non perché ci piacesse particolarmente (o meglio anche, visto che Monica, complice Onur ce ne ha parlato spesso, così come tutti quelli che ci sono andati) ma soprattutto perché la maga ha detto a Marò che lei, il giorno del suo compleanno, doveva essere lì. E noi, che crediamo alla cartomanzia, alla neomanzia e agli oroscopi, ci saremo :)
Ho tantissimi ricordi da esorcizzare, tutti quei “ci andremo” evaporati in un banale viaggio di lavoro, non con me ma con la classica “collega di lavoro”. Quel viaggio ha sicuramente segnato la fine di qualcosa, anche se non riuscivo a vederlo. Ma questo è passato che avrei già dovuto cancellare, stritolare, dimenticare. Eppure ogni tanto ritorna, ogni tanto provo rabbia, ogni tanto ancora rancore, spesso dolore. Ma ogni tanto, quando asciugo le ultime lacrime del mio famoso piangermi addosso, mi sento bene. Non per quello che ho perso, ma per quella che ho ritrovato.





